I gruppi
I gruppi del nostro comitato sono custodi della memoria storica e delle tradizioni folcloristiche del territorio. Sono formati da appassionati e studiosi della cultura locale, si dedicano con impegno a preservare e valorizzare il patrimonio culturale delle comunità. Attraverso rievocazioni storiche, rappresentazioni, manifestazioni e feste tradizionali, tengono viva la memoria di eventi significativi e di personaggi emblematici che hanno segnato la storia locale. Il loro lavoro mira anche a trasmettere alle nuove generazioni l’importanza delle radici culturali, creando un ponte tra passato e presente. In questo modo, i gruppi storici e folcloristici del nostro comitato svolgono un ruolo fondamentale nella conservazione dell’identità culturale del territorio, garantendo che le tradizioni e le storie locali continuino a vivere e a essere apprezzate da tutti.
BALANGERO(TO)
I Castellani di Balangero, rappresentano Isabella e Filippo di Savoia
Balangero, posto all’imbocco delle Valli di Lanzo con il suo Castello costruito inizialmente come castello-fortezza da Berengario II° D’Ivrea (nel 900) sulla collina del “Truc”, all’epoca era molto importante essendo la porta d’ingresso delle Valli. I nostri personaggi storici il CASTELLANO e LA CASTELLANA ci riportano al 13oo ai tempi di Amedeo V° di Savoia, che stava consolidando il suo potere ai danni del Marchese del Monferrato. Amedeo V° di Savoia aveva mandato il nipote Filippo di Savoia Acaia a far riconoscere con le armi la sua signoria su Caselle, Ciriè e Lanzo. Nel 1307 confermò il suo dominio anche su Balangero, importante castello-fortezza che sottrasse all’ingerenza del temutissimo Giovanni I°, Marchese del Monferrato. Fu nominato così Signore di Balangero Filippo, che coadiuvato dalla bellissima moglie Isabella seppe attirarsi le simpatie della popolazione. Ritenuto quasi un assertore di libertà e di autonomia a confronto degli odiati Marchesi del Monferrato che governavano pesantemente, entrò nel mito, nella favola, quasi pater patriae.I castellani di Balangero nati per il Carnevale erano inizialmente accompagnati da 18 damigelle. Le damigelle poi si sono perse con passare degli anni. Negli ultimi anni si è creato a seguito dei Castellani un gruppo storico che partecipa soprattutto a cortei e manifestazioni storiche.Il carnevale è stato sostituto dalla festa medioevale “Castrum Berengari – il torneo del Cavolo” Il Carnevale è stato sostituito perché avevamo scarsa partecipazione e poi per tutte le normative sulla sicurezza e agibilità degli stessi. I Castellani sono nati nel 1974 per il I^ carnevale di Balangero. C’era la serata danzante il sabato dove venivano presentati i nuovi castellani e la consegna delle chiavi da parte dell’amministrazione Comunale. Alla domenica poi gran sfilata di carnevale con carri allegorici e gruppi a piedi. I primi Castellani sono stati Ornella e Tonino e sfilavano con una carrozza trainata da cavalli, sostituita poi dal carro con il castello. Già allora eravamo iscritti al comitato personaggi storici e folcloristici del Piemonte. Poi ci siamo riscritti in questi ultimi anni con i castellani Erika e Giuseppe All’inizio avevamo una grande adesione di carri della zona e gruppi nel 1977 c’erano ben 43 carri.
BALDISSERO TORINESE (TO)
LA REGINA DEL CARI EL SO’ GARCON
La “Regina del Cari el so Garcon, sono i Personaggi ufficiali del Comune di Baldissero e sono legati al mondo agricolo. La Regina del Cari, ( il suo nome richiama l’uva Cari, dalla quale viene ricavato un vino rosato dolce.
Ormai un vino di nicchia del nostro paese, nato nel 1982 e nel 2020 compirà 38 anni. Tutti gli anni ,nella prima domenica di ottobre, viene eletta la Regina delCari, in occasione appunto della Sagra Del vino e dell’ uva Cari ,giunta ormai alla 67° edizione.Con il personaggio del GARCON , nato nel 1984, si vuole ricordare tutti i ragazzi che arrivavano a Baldissero Per lavorare nelle cascine, quando il lavoro nelle cascine era molto faticoso , in quanto lavori pressoche manuali.
“AJ SCIAPA SUC” ( Rompi Ceppi) , nati nel 1984, come Gruppo Folkloristico, secondo le testimonianze dei “Baldisseresi”, Baldissero è sempre stato ricco di boschi e di taglia legna .
La legna tagliata veniva portata in città, mentre per i loro bisogni invernali estirpavano i ceppi e li portavano a casa. Da qui il nome “Sciapa Sciuc”.
In questi anni il Gruppo ha portato in giro per il Piemonte la tradizione e la storia del nostro Paese, anche nella costruzione di carri per la sfilata con gruppi , carri che arrivano anche da Regioni vicine.
BORGARETTO (TO)
A Borgaretto, frazione del Comune di Beinasco, per quanto riguarda il Carnevale, non esistevano significative tradizioni. Nel 1993 nasce l’idea di creare un personaggio che potesse rappresentare la nostra frazione. Viene indetto un concorso nella locale Scuola Media “Antonio Vivaldi”. Il prezioso contributo dato dagli studenti, guidati da alcuni significativi personaggi locali, ha permesso con l’aiuto di elaborati grafici, di individuare tre coppie di personaggi che meglio di ogni altre hanno un legame con le nostre “radici” storiche.
Ciric e la bela Giardiniera
Personaggio stravagante, barzellettiere, sfaccendato, un po’ poeta. Forse per il vezzo di citare il cinguettare degli uccelli dei boschi, forse per scimmiottare il verso delle rane che lui pescava, era stato soprannominato “Ciric” dai “cattivi” Beinaschesi. Viveva pescando pesci nel Sangone e rane nei fossi dove a quei tempi scorreva copiosa l’acqua e soprattutto limpidissima. Abile corteggiatore. Era riuscito a sposare la più bella del paese: Rusin “La Bela Giardiniera”. Rnsin gli cucinava i pesci e le rane. Vivevano sempre molto spensierati e quando potevano andavano a ballare nelle “balere” alle sagre paesane.
Cecu s-ciapa suc e soa fomna Fasina
1a coppia di personaggi
Lui, Cecu s-ciapa suc, spaccalegna, povero, forzuto, gran bevitore di vino (quando le finanze o qualche festa glielo permettevano), lavorava nei boschi di Stupinigi come taglialegna. Spaccone, di carattere millantatore, ma profondamente onesto. Non avrebbe mai provato a rubare la numerosa cacciagione al suo “datore di lavoro”. I suoi pranzi, mancando i soldi, erano quasi sempre forzatamente “vegetariani”. La moglie Fasina, seguiva il marito e oltre a raccogliere funghi o altro per i pranzi, lo aiutava raccogliere la legna, in particolare i rami più piccoli, facendone delle fascine (da qui il soprannome Fasina).
Cotu s-ciupata e Ghitin la soa cusinera
2 a coppia di personaggi
Cotu, era un cacciatore accanito. Non disdegnava il “bracconaggio” nella “Riserva Reale di Stupinigi”, dove prendeva lepri e fagiani che ben cucinati dalla moglie Ghitin, facevano gustosi i suoi pranzi (e preservavano il proprio pollaio). Con il suo fucile e le sue infallibili trappole era veloce e “scaltro”. Lui, gli animali li prendeva sempre, mentre i Guardiacaccia della ’’Riserva Reale” non riuscivano mai a “beccarlo”. Ghitin era molto ricercata in paese, era un’ottima cuoca, e ammirata per il suo radioso sorriso.
BORGARO TORINESE (TO)
IL COCOMRE’ E LA COCOMRERA
Ai primi del 900 la zona di Borgaro, proprio alle porte di Torino, presentava terreni particolarmente adatti alla coltivazione del cetriolo, tanto che il prodotto divenne predominante rispetto a tutte le altre culture. Nei pressi dell’ attuale stazione ferroviaria ,era stato costruito lo stabilimento CIRIO (con sede a Porta Palazzo a Torino), che ogni sera ritirava dai nostri contadini i cetrioli raccolti durante la giornata provvedendo poi alla lavorazione e conservazione del’ ortaggio, molto ricercato e diffuso. Negli anni successivi l azienda si trasferì a Napoli, prese così il sopravvento la Cementificazione e gradualmente scomparirono molti campi coltivati a cetrioli, modificando così le caratteristiche di un paese quasi totalmente contadino. I Borgaresi, intenzionati a far conoscere tradizioni storia ,e la loro cultura, diedero vita a due Personaggi simbolo , IL COCOMRE’ e la COCOMRERA (raccoglitori di cetrioli), che da quel momento iniziarono a tramandare Tradizione e storia del loro paese.Oggi i nostri piccoli cetrioli sono ancora molto conosciuti e con grandissima soddisfazione dei Borgaresi vengono commercializzati in barattoli sott’aceto.
CASALBORGONE (TO)
Conte e Contessa
Rappresentiamo personaggi realmente vissuti dal 1200 fino al 1800 ca. La casata è quella dei Radicati che hanno governato il Basso Monferrato nel periodo sopra citato con alterne fortune. Mauro e Loredana durante il Carnevale ripropongono questi personaggi nel primo periodo, quello medioevale.
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CASALINO (NO)
LUIGI LEONARDI – Conte di Casalino
IL Conte Luigi Leonardi Nobile di Casalino, Nato nel 1846 e Morto nel 1891. Di famiglia nobile, all’età di 16 anni si arruolò nel corpo dei Bersaglieri, fece carriera come sottotenente aiutante di campo, prese parte alla guerra di S. Martino a Novara, al fianco del Generale “DURANGO” Accorreva dovunque fosse il pericolo, per tenere ragguagliato il suo Generale nelle varie fasi del combattimento.
Si conquistò così la croce di Cavaliere dell’ordine militare di Savoia. Importante proprietario terriero e Padrone di Casalino, visse nel suo Castello con moglie e una figlia fino alla sua morte.
IL SCIAVATIN ANTICA MASCHERA NOVARESE
Dal 1200 in poi nacquero nei liberi Comuni le Corporazioni di Mestieri. A Novara i più ricchi, e quindi i più potenti, erano i Calzolai, ottimi artigiani e grandi commercianti di pellami, ben più noti come Sciavatin. Arrivarono ad amministrare l’Ospedale San Giuliano e a prestare ingenti capitali al Comune. Per la loro ricchezza venivano, ovviamente, invidiati dal popolino che, per vendicarsi, durante il periodo Carnascialesco, inventarono per l’appunto la maschera del Sciavatin, ricco borioso che, come da Commedia Dell’Arte, veniva affiancato dal suo opposto, cioè da un buono e umile che veniva dal contado. Il Gugnin. Questa maschera fortemente popolare ebbe vita fino al 1872 e negli ultimi 25 anni riportata in vita dal sottoscritto.
Re Marsapàn e Regina Casoèla
La Maschera di “Re Marsapàn” ha un’importante storicità nel territorio del Comune di Casalino (NOVARA di Piemonte). Il Re Marsapàn indossa un abito rosso del XVIII secolo, brandisce il mestolo sia come scettro sia come simbolo della buona cucina e delle tradizioni autoctone e porta al collo il “marsapàn”, prodotto campagnolo, che rappresenta un insaccato e precisamente il rinomato “sanguinaccio”; quest’ultimo viene preparato, solitamente, d’inverno e come “nobile nostrano” ha caratterizzato, a livello locale, il soggetto carnascialesco per eccellenza. La Regina Casoèla è contraddistinta da un abbigliamento che risale sempre al XVIII secolo e che è di colore verde, chiaro richiamo al “piatto gastronomico nostrano delle costine con verza”, anch’esso tipico della stagione invernale e da cui “la Regale Maschera” prende il nome.
FORNACI DI BEINASCO (TO)
LA BELA FURNASERA E SEGUITO
La nostra frazione Fornaci di Beinasco ha preso il nome da un’attività che si è sviluppata, sul nostro territorio, soprattutto nei primi anni cinquanta del secolo scorso: le fornaci e la produzione di mattoni, un’attività durata fino ai primi anni del secondo dopoguerra Ora tutto è scomparso, non solo l’attività ma anche tutte le fornaci, ben otto, che nel passato hanno caratterizzato il nostro territorio; rischia anche di perdersi una parte significativa della nostra storia. Anche per continuare l’impegno di tante persone che in passato hanno operato per mantenere il ricordo di queste attività, qualche anno fa alcune amiche e amici hanno deciso di costituire un gruppo folcloristico sia per conservare, ma anche per far conoscere in altri comuni la nostra storia. E’ nato cosi “La bela furnasera e seguito”, e cioè: la padrona di una fabbrica di mattoni che, a detta di chi lavorava nelle fornaci, ogni mattina era solita portare ai dipendenti una sostanziosa colazione. Il seguito è costituito dagli operai che lavoravano l’argilla per la produzione del mattone e dalle loro signore. Ovviamente i costumi, scelti soprattutto per far “colore”, non hanno alcun riferimento alla realtà, ma vogliono richiamare, nel colore vivo e caldo delle gonne, dei foulard e dei fiori, la realtà del mattone.
IVREA (TO)
Associazione Culturale Porta Leonis
L’Associazione culturale Porta Leonis nasce ad Ivrea il 27 Novembre 2007 dalla passione dei suoi componenti per l’epoca medioevale. Si prefigge come obiettivo principale la rievocazione e la promozione di momenti di vita del periodo storico 1300. Essa rappresenta figuranti abbigliati con fini ricercati costumi di nobili, mercanti ed altre figure specifiche. Si propone in danze rinascimentali, sfilate in cortei storici ed esposizioni viventi dei costumi dell’epoca. Inoltre proponiamo gli antichi mestieri come il mago, la speziale e l’esperta di erbe delle salute. Infine non manca l’allestimento e l’esposizione di quadri a tema “il Buio e la Luce nel Medioevo”.
LEINI’ (TO)
Associazione Andrea Provana l’Ammiraglio
Andrea Provana di Leynì (Leinì 1511-Nizza 1592), fu il personaggio che in tutti i momenti più importanti della storia piemontese, durante la seconda metà del XVI secolo, spiccò sopra ogni altra, accanto a quella di Emanuele Filiberto duca di Savoia. “Testa di Ferro”, fece del Piemonte una potenza a livello europeo, base di partenza a quel grandioso progetto, che porterà in seguito lo stato piemontese, ad unificare la nazione italiana. Ebbene, se Emanuele Filiberto fu l’inventore ed il regista di questa grandiosa opera, Andrea Provana di Leynì, oltre ad assisterlo nella regia, ne fu il primo attore, il carismatico protagonista, quello fra i più stretti collaboratori del duca di Savoia, che sopra tutti si rese glorioso per capacità politica e militare. Scrupoloso e preciso esecutore delle trame ducali, seppe da amico fedele e disinteressato, come un “alter ego” portare a compimento, in prima persona, i progetti della restaurazione e della definitiva glorificazione del Piemonte. Per opera sua, Nizza e Villafranca furono ampiamente fortificate, e Villafranca in particolare, acquistò un porto ed una darsena che la resero piazzaforte marittima di prim’ordine, dove Andrea Provana pose le basi della marina sabauda, nella quale , dopo l’unità d’Italia, si fusero tutte quelle della Penisola, e fu quindi lui, un piemontese purosangue, l’anima promotrice di quella che è oggi la Marina Italiana. (La stessa Marina intitolò a suo nome due sommergibili l’”ANDREA PROVANA” ed il “PROVANA II” ) Andrea Provana di Leynì fu per Emanuele Filiberto di Savoia, restauratore del Piemonte, ciò che più tardi sarà il Cavour per Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia. Nel 1572, dopo che la battaglia di Lepanto aveva ulteriormente accresciuto il prestigio dell’Ammiraglio, oltre ad essere investito di numerosi feudi per tutto il Piemonte, ricevette numerose onorificenze, tra le quali il “Collare” della Santissima Annunziata che permetteva ai pochissimi che lo portavano, di considerarsi “cugini” del Duca e di “Grande Ammiraglio” dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (Ordine Mauriziano); tra l’altro nel 1583, il Municipio della città di Torino, conferì ad Andrea Provana la cittadinanza onoraria affinché “la città ne restasse illuminata in perpetuo”. Andrea Provana è oggi poco ricordato dalla moderna storiografia, se non per l’epica partecipazione alla battaglia di Lepanto.
ORBASSANO (TO)
POLENTE’ E POLENTERA
Personaggi storici della Citta’ di Orbassano. Risalgono al 1500 e nascono da una leggenda che vuole attribuire ai contadini il salvataggio del paese dall’inondazione del Sangone. Narra la leggenda che il torrente aveva iniziato la dolorosa consuetudine di rompere gli argini e allagare pascoli e colture arrecando danni ingenti . I contadini iniziarono cosi ‘a creare con i sacchi di farina una barriera. Decisero cosi ‘di recarsi sul ponte del Sangone e rivolgendosi al torrente dissero:
“SE TU RISPETTI I NOSTRI CAMPI E I NOSTRI PASCOLI TI DAREMO POLENTA A VOLONTA'”.
PIANEZZA (TO)
GIANDUJA E GIACOMETTA
Nel lontano 1750 Pianezza, cittadina alle porte di Torino, era famosa per i grandi vigneti esistenti sul territorio dove si produceva il famoso vino “Picheta”.
Un personaggio burlone di 80’ anni fa, con l’aiuto delle autorità locali e con i ragazzi dell’oratorio della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, diede vita all’interpretazione del Personaggio di Gianduja, con il consenso di tutta la cittadinanza. Nel corso degl’anni, per esigenze personali, la persona veniva cambiata, ma nel proclamare il nuovo Gianduja, nominato con pseudo atto notarile alla presenza del Sindaco veniva e continuava ad essere sempre scelto un Piemontese DOC residente, o nato in Pianezza e naturalmente doveva essere un Personaggio a cui piaceva il buon vino. Per questo venne chiamato “ GIUAN DLA DUJA “. Questa figura diede e tutt’oggi continua a dare smalto al Carnevale Pianezzese. Tutti gli anni il Carnevale Gianduja sceglie la sua Giacometta, Quest’ultima impersona una fioraia che dispensa fiori e tanta gioia. La vera Tota ed Turin in questo caso D’Pianessa.
RIVOLI (TO)
AMEDEO VI DI SAVOIA “IL CONTE VERDE”
Amedeo VI detto il Conte Verde, figlio Aimone e di Iolanda (Violante) del Monferrato, nacque nel Gennaio 1334 a Chambery, comune dell’attuale Francia. All’età di 10 anni successe a suo padre, sotto la tutela dei suoi cugini Ludovico di Savoia Barone di Vaud e Amedeo Conte di Ginevra.
Fin da giovanissima età emerse quale importante figura di condottiero, infatti, ancora adolescente, condusse in prima persona un esercito in Piemonte contro le insidiose manovre di Luchino Visconti, Signore di Milano e di Giovanni IIº Marchese del Monferrato. Ne seguì un durissimo confronto militare, la vittoria fu peraltro del Conte Sabaudo e si ebbero gli effetti di una benefica e vantaggiosa pace.
Di ritorno a Chambery, il giovane Principe appassionato di esercizi militari, celebrò i suoi trionfi, come d’uso in quei tempi epici, con un magnifico torneo al quale parteciparono i nobili francesi e svizzeri.
“Amedeo entra il primo in lizza, rivestito di verde armatura, pure abbigliato il destriero, verde vestendo i paggi, gli scudieri e i servi, onde, il soprannome di Conte Verde che gliene venne (1348)”.
Amedeo VI sposò Bona di Borbone, cugina del Re di Francia.
Frequenti e significativi furono i contatti che il Conte Verde ebbe con la Città di Rivoli. Nell’antico castello medioevale “in Castellum Ripolarum” ospitò i Duchi di Borgogna e di Turenna, il Principe d’Acaja, Filippo de Baro, Guglielmo di Monferrato, il Vescovo di Moriana; in Rivoli teneva di frequente il suo “Consilium” o “Consiglio Pincipis”, il più importante organo consultivo di giurisdizione di tutta la contea. L’abilità diplomatica del Conte Verde è dimostrata dalla trasformazione in alleanza della rivalità con i potenti Visconti di Milano, attraverso il matrimonio della sorella Bianca con Galeazzo II Visconti, celebrato in Rivoli con grande sfarzo e solennità nel 1350 e per l’occasione fondò l’ordine equestre conosciuto come “Ordine del Cigno Nero”.
Nel 1362 Amedeo VI istituì in Rivoli l’ordine supremo dei Cavalieri di Savoia che più tardi si intitolò dell’Annunziata, limitato a quindici Cavalieri che diventò uno dei più importanti ordini cavallereschi d’Europa. Questo atto, che illustra da secoli la nostra città, rappresenta la data di inizio di una delle più fulgide tradizioni della Cavalleria medievale che si è conservata, fedele ai suoi principi iniziali, fino all’età contemporanea. Il Conte Verde ricevette pure in Rivoli la sottomissione di Biella nel 1379, quella di Cuneo e dei fuoriusciti di Asti nel 1382. Nel 1365 Amedeo VI ricevette dall’Imperatore Carlo IV il titolo di Vicario Imperiale e quindi la massima “potestas” giurisdizionale per le diocesi di Sion, Losanna, Ginevra, Aosta, Ivrea, Torino, Moriana, Tarentasia, Bellei. L’autorità politica e morale del Conte Verde fece si che orgogliose Repubbliche Marinare di Venezia e di Genova, da lungo tempo rivali, convennero di rimettere a lui le loro controversie; ed egli intorno al 1360, eletto arbitro dei due nemici, pronunciò la sentenza di pace a Torino.
SANTENA
TORINO
LA BELA ROSIN E LA SUA GENT (TO)
Il gruppo storico delle tradizioni popolari fondato presso il Circolo Beni Demaniali il 11 settembre 2011, “la Bela Rosin e la soa Gent” si prefigge lo scopo , tramite balli, canti, modi di dire, proverbi, motti, poesie, brevi pièces teatrali (tutto rigorosamente in lingua piemontese ) di mantenere e divulgare le tradizioni popolari del Piemonte.Il Gruppo organizza due grandi eventi annuali nel centro della Città di Torino, che talvolta propone anche in altre località piemontesi, così denominati:
DOI ORE ‘D BALEURIA A SAN GIOAN, una passerella di realtà piemontesi e altro, che si tiene in piazza Carignano a Torino il 22 giugno, antivigilia della Festa di San Giovanni Patrono della città di Torino
NA SACRA RAPRESENTASSION DLA NATIVITA’ A TURIN consistente in una vià (veglia) che si espone presso la Real Chiesa di San Lorenzo a Torino, dove si esibisce il Gruppo LBR con Soci del Circolo Beni Demaniali e altri Circoli. L’evento è preceduto da un Corteo Storico-Folk partecipato da Gruppi del Comitato Personaggi Storici e Folkloristici Piemontesi e altri Gruppi provenienti da ogni parte del Piemonte.I costumi tradizionali vestiti dai componenti del gruppo sono il frutto di ricerche e studi approfonditi al fine di riproporre un modo di abbigliarsi il più possibile fedele ai modelli popolari tipici della metà del 1800. Il costume femminile, nei colori giallo e blu rappresentativi della Città di Torino, è costituito da un’ampia gonna lunga sotto al polpaccio di colore blu con delle decorazioni (3 giri di nastri gialli) al fondo, una camicia bianca con manica a ¾ bordata da pizzo al fondo e un gilet blu come la gonna chiuso sul davanti da un cordoncino giallo. Completano il tutto un grembiule a righe, calze bianche e scarpe nere. Sotto alla gonna sono indossati, come d’uso nell’800, mutandoni al ginocchio e sottogonna in cotone guarniti da sangallo e nastrino colorato. Il costume degli uomini è costituito da pantaloni lunghi neri, camicia bianca, gilet bordò, sciarpina intorno al collo, cappello marrone, scarpe nere.Il repertorio del gruppo, molto vario, è costituito essenzialmente da: danze popolari piemontesi (monferrine, “courente”, etc) e da balli occitani come le quadriglie, gigo, contraddanze e circoli. Canti popolari come “ Polenta e barbera”, “MariaGioana” , “Canson vinoira”, “Ciao Torin”, “Sponta ‘l sol”, “I me amis”, “’l molinè”, “La promessa”,etc.
TORINO BORGO PO
Gruppo Storico Piemonte 1798
l Gruppo Storico “Piemonte 1798” nasce nel dicembre 2010 con l’obiettivo di perpetuare nella società moderna gli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fraternità portati dalla Rivoluzione Francese nei territori piemontesi alla fine del Settecento, rievocando ideali e personaggi di una Torino in bilico tra Ancién Régime ed Età Napoleonica. Il Gruppo ha come riferimento geografico il quartiere torinese di Borgo Po e vuole riscoprire e far conoscere le vicende del governo provvisorio della Repubblica Piemontese, proclamata il 10 dicembre 1798 a Torino sotto la protezione dell’armata napoleonica e terminata il 2 aprile 1799; nonostante la breve durata l’esperienza repubblicana piemontese si rivelò fondamentale per la diffusione di quegli ideali che nei decenni successivi fecero da apripista ai dibattiti e alle battaglie del Risorgimento Italiano.
I personaggi che vengono proposti prendono spunto sia dai nuovi ideali e fervori che invasero la città, sia dalla vita quotidiana di uomini e donne che in quei giorni a Torino e dintorni avevano visto una serie di cambiamenti profondi e stravolgenti di ogni aspetto della vita sociale.
Da questa situazione nascono i diversi personaggi del gruppo: La Libertà, il Cittadino Rappresentante della Nazione, il Comandante francese dell’Armata d’Italia, le Cittadine e il Rivoluzionario.
I costumi di questi personaggi sono il risultato di accurate ricerche storiche su stampe e giornali dell’epoca mentre il costume della “Libertà”, figura femminile, come si addice al personaggio, è un equilibrato connubio tra ideale, storia e realtà e personifica un ideale così elevato da sottolineare con forza la nuova condizione dell’individuo, non più suddito ma cittadino e protagonista, capace ora di pensare e di esprimersi senza più costrizioni dovute al censo e al rango.
Il Cittadino Rappresentante della Nazione vuole rappresentare i componenti del Governo Provvisorio della Repubblica Piemontese, eletti a rappresentare il popolo nell’Assemblea l’indomani della caduta dell’Ancién Regime.
Il Comandante francese dell’Armata d’Italia, è una figura storica e protagonista di quel tempo.
Le Cittadine e il Rivoluzionario traggono ispirazione dai fermenti rivoluzionari e dall’ammirazione che si aveva in quel periodo per la moda francese.
Il Gruppo Storico Piemonte 1798 ha adottato come simbolo “L’Albero della Libertà”.
Emblema di quel periodo e generalmente inghirlandato di fiori e bandiere era costituito da un palo o da un albero sormontato dal berretto frigio. All’ombra di questo simbolo avevano luogo tutte le cerimonie civiche. Il Gruppo partecipa a diverse manifestazioni nel territorio piemontese e nazionale ed è affiliato al Comitato Personaggi Storici e Folcloristici Piemontesi.
Tra i numerosi raduni ed eventi in costume d’epoca a cui ha preso parte troviamo: la festa di San Giovanni a Torino, lo storico Carnevale d’Ivrea, il raduno nazionale dei Gruppi Storici e Maschere a Parma e diverse manifestazioni nel territorio ligure.
VENARIA REALE (TO)
GRUPPO STORICO CONTI DI CREMIEU
Il Gruppo Storico Conti di Cremieu nasce come gruppo della Pro Loco Altessano – Venaria Reale nel lontano 1998. I personaggi , realmente e storicamente esistiti, rappresentano il Gentiluomo Nicolao Henry di Cremieu, Scudiero del Duca di Savoria Emanuele Filiberto che nel 1564 divenne Conte di Altessano Inferiore e la Sua corte. Il gruppo consta di circa 25 elementi tutti in abiti del tardo ‘500 che partecipano regolarmente a rappresentazioni storiche, investiture e Carnevali.
VERCELLI
Carlin Belletti detto ‘il Bicciolano’ è il simbolo del Carnevale Vercellese e le sue origini si perdono tra leggenda e realtà. Circa 200 anni fa la rivoluzione francese batte alle porte del Piemonte e Vercelli è governata da una classe privilegiata che impone gravi tassazioni alla popolazione e spadroneggia indisturbata in città. Da Porta Milano il Bicciolano leva la propria voce in difesa della popolazione
contro soprusi ed angherie, sempre alla ricerca di una società più giusta e libera, dove tutti gli uomini siano rispettati. Spiritoso, ovviamente intelligente e pungente, con a fianco la sua sposa, la Bela
Majin compagna bella ed intelligente, colta alla sua maniera anche se popolana come il marito, interviene sempre e giustamente nei momenti opportuni.
Come ogni voce nuova che si alza decisa per denunciare i soprusi in nome della giustizia sociale, venne arrestato e rinchiuso nel castello di Ivrea, dal quale venne liberato per intercessione del Ministro Graneri.
Con l’arrivo dei francesi a Vercelli, nel 1798, venne istituito il Dipartimento del Monferrato e le condizioni dei vercellesi non migliorarono di certo. Così nacque il famoso detto:(liberteè, Egaliteè, Fraterniteè, lur an carosa e nui a pè).Quando nel 1859 il Piemonte chiama i suoi figli migliori, anche il Bicciolano lascia la sua città e, come tutti, passa il ponte sul Sesia cantando la Bela
Gigugin. Molti suoi fratelli tornarono, ma lui non tornò, il piombo austriaco laggiù vicino a Magenta gli aveva aperto un fiore nel petto. Un fiore rosso come quello donatogli della sua bella Majin. Leandro Falletti e Pavan Adriana, da tredici anni, anni portano in giro per tutta l’Italia questi personaggi impegnandosi in prima persona a valorizzare il patrimonio storico folkloristico e la lingua piemontese. A Leandro Falletti questo impegno è stato riconosciuto con la nomina di Cavajer ed le Tradission del Piemont ed insignito dal Principato di Franciacorta di Mirandola, con la Commenda, onorificenza di antica tradizione in quel territorio; ed attualmente presidente del Comitato Personaggi storici e folkloristici piemontesi.
VERRUA SAVOIA (VC)
VOLPIANO (TO)
IL CONTE ROBERTO E PERINZIA
Il Conte Roberto D’origine Germanica è nativo di Svevia Venuto in Italia si era trasferito nella Corte di Ivrea, dove riuscì a procurarsi una fortuna considerevole ed una splendida posizione. Perinzia, sorella di Arduino divento, Marchese e Re d’Italia. Nel 959 si sposarono e dall’unione dei due, naquero quattro figli. I primi tre si fecero Monaci e con la loro vita e le loro Opere, resero celebre il nome di Volpiano. Tra loro anche Guglielmo, che per la sua virtù e la sua scienza, divenne uno degli uomini più grandi del suo tempo. Progettò più di 45 Abbazie sia in Italia che all’estero e tra esse quella a noi più vicina e più cara, distante solo due miglia ed è “ l’Abbazia Fruttuaria” Sita a S. Benigno Canavese. Sono trascorsi più di mille anni e le loro opere sono ancora presenti. Ci trasmettono la grandezza di un passato privo di tecnologia ma pieno di una gioconda genuinità.


















